Quando la cura non serve (al paziente)

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Ho scoperto oggi l’articolo di un giornalista di “Liberazione”, organo di stampa di Rifondazione Comunista, che per sei mesi si è finto gay e ha iniziato un percorso terapeutico proposto da un gruppo cattolico che opera a Roma presso un centro di psicoterapia. La notizia, ripresa poi da varie testate, si può leggere qui.

Il direttore del centro si è poi difeso sostenendo che lui e i colleghi non hanno mai fatto pressioni ai pazienti per cambiare l’orientamento sessuale, ma pare che l’Ordine degli Psicologi del Lazio abbia intrapreso un’indagine su questo e casi simili.

Per sgombrare il campo da tanta confusione e ignoranza che esiste ancora oggi in Italia su questi temi, voglio rammentare che gay si diventa, senza una scelta volontaria, come normale possibilità dello sviluppo umano. Così come eterosessuali non si nasce, ma si diventa come altrettanta normale possibilità dello sviluppo. Non sono io a dirlo, ma decenni di ricerche e studi scientifici che hanno portato non solo ad eliminare l’omosessualità dalla lista dei disturbi mentali, ma anche a considerarla un’espressione del tutto naturale dell’affettività e della sessualità umana.

Questa è infatti la posizione ufficiale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità e di tutte le Associazioni ufficiali che rappresentano gli psicologi e gli psichiatri europei e americani. L’APA, l’Associazione degli Psicologi Americani, per esempio, riporta nel suo sito una nota informativa sull’omosessualità molto chiara ed esplicita.

L’Ordine dei Medici e quello degli Psicologi italiani considerano un grave abuso professionale, passibile di sanzioni deontologiche, ogni tentativo del professionista volto a modificare l’orientamento sessuale di un paziente.  

Pertanto se qualcuno incontrasse qualche medico, psicologo o psicoterapeuta che si propone di “guarire” dall’omosessualità o promette di modificare l’orientamento sessuale di una persona è invitato a segnalarlo all’Ordine di competenza (di solito è provinciale per i medici e regionale per gli psicologi). I riferimenti per come contattare l’Ordine degli Psicologi della Lombardia si possono raggiungere da qui.

2 Commenti a “Quando la cura non serve (al paziente)”

  1. Mauro scrive:

    E’ con grande soddisfazione che apprendo da un comunicato dell’ordine nazionale degli psicologi una chiara presa di posizione del presidente Giuseppe Luigi Palma.

    In esso si afferma che “nell’esercizio della professione lo psicologo rispetta la dignità, il diritto alla riservatezza, all’autodeterminazione ed alla autonomia di coloro che si avvalgono delle sue prestazioni; nel rispetto di opinioni o credenze, astendosi dall’imporre il suo sistema di valori; non opera discriminazione in base a religione, etnia, nazionalità, estrazione sociale, stato socio economico, sesso di appartenenza, orientamento sessuale, disabilità”.

    “E’ evidente quindi – continua il comunicato degli psicologi – che lo psicologo non può prestarsi ad alcuna ‘terapia riparativa’ dell’orientamento sessuale di una persona”.

  2. Dario psicologo scrive:

    Questi del centro di psicoterapia di Roma sono gente che mi fa paura, non solo perché omofobici ma perchè intrinsecamente portati a meccanismi di proiezione pericolosi, del tipo metti fuori da te ciò che ti spaventa per appiccicargli una categoria patologica e poi attaccarlo.

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