
Ebbene sì, c’eravamo anche noi. Un piccolo gruppo di VareseQueer insieme a molti altri italiani era presente alla giornata di studio e riflessione su Gay e Famiglia, la prima nella Svizzera italiana ad affrontare il duplice tema dell’essere figli gay e dell’essere genitori gay.
Emozionanti le testimonianze di genitori e figli da cui è emersa una verità data per scontata nelle famiglie eterosessuali e invece spesso trascurata nel caso delle famiglie omosessuali: è l’amore che fa di una coppia, con o senza figli, una famiglia. Quando c’è amore, sostegno reciproco, solidarietà, un progetto di vita comune c’è un valore che è quello della famiglia.
Molto ricchi e articolati gli interventi dei tre relatori. Tra pochi giorni gli atti della giornata di studio dovrebbero essere reperibili sul sito di Imbarco Immediato.
Grande energia è circolata in sala dopo l’intervento di Paolo Rigliano che ha parlato di “sfida antropologica” del nostro tempo in riferimento alla necessità di costruire, in ambito sociale, la normalità della famiglia omosessuale, con o senza figli.
Non si tratta solo di diritti civili, ma di salute mentale e di benessere per la popolazione: le ricerche dimostrano infatti che il riconoscimento delle relazioni lesbiche e gay è da solo, a prescindere da altre variabili, fonte di benessere e di salute mentale.
Un passo avanti in questo senso è stato compiuto in Svizzera con la legge sull’unione domestica registrata entrata in vigore il 1° gennaio 2007 che garantisce alle coppie gay e lesbiche i fondamentali diritti e doveri spettanti alle coppie sposate.
Canton Ticino e Provincia di Varese: due realtà vicine ma anche assai lontane. Un’unica terra insubrica spezzata in due, insomma, non solo dal confine geo-politico, ma anche dalle leggi sui diritti umani e civili.
Già, ma gli Svizzeri mica hanno il papa in casa!
Un bacione
Mariangela
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http://varesecreativa.splinder.com/post/14303537
Io non credo che dipenda tanto dal papa… non sono cattolico ma credo che i papi facciano il loro lavoro come hanno sempre fatto, tirando l’acqua al loro mulino e sancendo come dogmi e verità di fede quanto va loro bene a seconda delle circostanze storiche (basta pensare che prima del concilio di Nicea le donne per la chiesa non avevano un’anima e poi improvvisamente ce l’hanno avuta…).
Quello che mi sconcerta è il fatto che ancora nel 2007 pressoché tutti gli schieramenti politici italiani ad eccezione della sinistra radicale e pochissimi altri ricerchino il consenso elettorale andando dietro alle idee religiose.
Riguardo alla gente comune sono scioccato dal non sentire mai parlare del LATO UMANO della faccenda, cioè di amore, sentimenti, diritti ma solo di morale, natura o contro-natura ecc…
E’ morale che alla morte di uno dei due, l’altro venga malamente sfrattato o non possa essere l’erede della casa, e non ci sta solo il valore dell’immobile, ma il calore degli oggetti, dei ricordi, l’amore condiviso in quelle mura, perduto perché per la legge non si è nessuno???
E’ morale, perché non si è parenti riconosciuti o accettati, non poter assistere in ospedale, in rianimazione, la persona amata? Divisi da una porta, lontani nella fine…
E poi non poter decidere dove seppellire il proprio caro, le famiglie quasi sempre sono contro queste unioni e non permettono poi nulla, anzi tirano un sospiro di sollievo, l’imbarazzo della famiglia ha avuto termine, questo è morale?
Credo che i diritti quando non sono di tutti, siano allora privilegi…
No Mauro, non è morale, non è giusto, non è umano. L’amore è un sentimento che non dovrebbe mai essere giudicato dagli altri.
Ho tirato in ballo il papa perché credo che la maggior parte delle persone sia profondamente – e magari inconsapevolmente – impregnata di quella cultura sessuofobica e punitiva che è propria della cosiddetta morale cattolica. Comunque vedo anche una società che, lentissimamente, sta cambiando (sono un’inguaribile ottimista).
Ciao!
Peccato non esserci stato all’incontro. Grazie Paolo per il resoconto!
Ciao Ale!!! Qui al Commerciale tutto bene, ma ci manchi!
Ti abbraccio